Indeducibile l’assegno corrisposto all’ex coniuge destinato al mutuo

Secondo quanto chiarito dalla circolare n.50/E del 2012, la rinuncia espressa, nella sentenza di separazione, da parte dell’ex coniuge all’assegno di mantenimento, per far si che tale quota sia destinata sia invece al pagamento della rata del mutuo, determina l’impossibilità da parte di chi lo corrisponde di poterlo portare in deduzione dalla propria dichiarazione dei redditi.

In particolare, secondo l’Agenzia, il diniego è dovuto al fatto che le somme destinate alle rate di mutuo, non vengono corrisposte al coniuge stesso, bensì direttamente all’istituto mutuante, e pertanto non sembrano collegare ai medesimi, i presupposti dell’assegno di mantenimento.

 

I requisiti da rispettare per il bonus mobili giovani coppie

Per le coppie more-uxorio, la richiesta del beneficio fiscale collegato al bonus mobili giovani coppie, prevede specifiche indicazioni ed adempimenti.
Secondo la Legge di Stabilità 2016, le giovani coppie costituenti un nucleo familiare composto da coniugi o da conviventi more uxorio che abbiano costituito nucleo da almeno tre anni,beneficiano di una detrazione dall’imposta lorda, fino a concorrenza del suo ammontare, per le spese documentate sostenute per l’acquisto di mobili ad arredo destinate alla medesima unità abitativa.” La detrazione, è da ripartire in dieci quote annuali di pari importo, tra gli aventi diritto, ed è calcolata su un ammontare complessivo non superiore a 16.000 euro.
Per poter usufruire della detrazione, è necessario:
– essere una coppia coniugata;
– o una coppia convivente more uxorio da almeno tre anni.
Per le coppie coniugate, non è importante il requisito di durata del vincolo matrimoniale, è sufficiente che i soggetti risultino coniugati nell’anno 2016.
Per le coppie conviventi more uxorio, la convivenza deve durare da almeno tre anni. Tale condizione deve risultare soddisfatta nell’anno 2016 ed essere attestata o dall’iscrizione dei due componenti nello stesso stato di famiglia o mediante un’autocertificazione resa ai sensi del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, e inoltre:
non aver superato, almeno da parte di uno dei componenti della coppia, i 35 anni di età.
Per non creare disparità di trattamento in base alla data di compleanno, il requisito anagrafico deve intendersi rispettato dai soggetti che compiono il 35° anno d’età nell’anno 2016, a prescindere dal giorno e dal mese in cui ciò accade ed inoltre è necessario
essere acquirenti di un’unità immobiliare da adibire ad abitazione principale della giovane coppia.
Su quest’ultimo punto come chiarito dalla circolare 7/E 2016 dell’Agenzia delle Entrate, l’acquisto deve essere effettuato dal componente che caratterizza anagraficamente la giovane coppia e quindi dal componente che non abbia superato il 35° anno d’età nel 2016.
Con riferimento agli immobili acquistati nel 2016 possono, ai fini della richiesta del beneficio fiscale in commento, essere destinati ad abitazione principale entro i termini di presentazione della dichiarazione dei redditi per tale periodo d’imposta (termine di presentazione del modello Redditi PF 2017) in quanto tale destinazione deve sussistere al momento di presentazione della dichiarazione per consentire la fruizione della detrazione stessa.
La detrazione compete per le spese sostenute dal 1° gennaio al 31 dicembre 2016 per l’acquisto di mobili destinati all’arredo dell’abitazione principale della giovane coppia, ma non per le spese per l’acquisto di grandi elettrodomestici. L’acquisto può essere effettuato anche prima che si perfezioni il possesso dei requisiti sopra richiamati.

Nuovi limiti per la detrazione relativa alle spese d’istruzione

La Legge di Bilancio 2017 è intervenuta in materia di detrazione relativamente alle spese sostenute per la frequenza di scuole dell’infanzia,
del primo ciclo di istruzione e della scuola secondaria di secondo grado, modificando, con effetto retroattivo già dal 2016, il limite detraibile.
In particolare, in precedenza era prevista la detraibilità per una spesa annua massima di € 400,00; a seguito
delle modifiche intervenute, il limite è ora pari a 564 euro per l’anno 2016, 717 euro per l’anno
2017, 768 euro per l’anno 2018 e a 800 euro a decorrere dall’anno 2019 per alunno o studente.

IMU/TASI ex casa coniugale. l’assimilazione e la decorrenza

E’ risaputo che sia IMU che TASI non sono dovute sull’abitazione principale appartenente a categoria catastale non di lusso (ossia A2, A3, A4, A5, A6 e A7) e relative pertinenze (nel limite massimo di tre appartenente ciascuna a categoria catastale C/2, C6 e C/7). Per contro, invece, sono dovute sulle abitazioni principali appartenenti a categoria catastale di lusso (A/1, A/8 ed A/9) e relative pertinenze.
Esistono poi i casi di assimilazione “ex lege” ad abitazione principale, ossia quei casi in cui il legislatore considera l’immobile posseduto come fosse abitazione principale per il possessore, e quindi, tale da poter essere assoggettato alla stessa disciplina. Tra questi vi rientra la casa coniugale assegnata al coniuge, a seguito di provvedimento di separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio.
Ai fini IMU l’assimilazione era già prevista mentre ai fini TASI essa è stata prevista solo a decorre dal 2016 con la Legge di Stabilità per il 2016.
Pertanto, ad oggi, è l’ex coniuge assegnatario dell’abitazione è esonerato dai citati tributi se appartenente alle categorie catastali A2, A3, A4, A5, A6 e A7 (categorie non di lusso) e relative pertinenze (sempre nei limiti massimo tre pertinenze ciascuna appartenente a categoria catastale C/2, C/6 e C/7); mentre è assoggettato a IMU/TASI con aliquote e detrazioni previste per l’abitazione principale se di categoria A/1, A8 e A/9 (categorie di lusso) e relative pertinenze.
Tuttavia, in merito, uno dei più grossi dubbi riguarda, la data di decorrenza dell’assimilazione.
La disciplina non specifica nulla al riguardo, disponendo solo che l’Imposta Municipale propria non si applica alla casa coniugale assegnata al coniuge, a seguito di provvedimento di separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, lasciando così spazio a varie interpretazioni.
A questo punto, l’orientamento maggioritario, ritine che gli effetti ai fini IMU e TASI dell’assegnazione, decorrano dal momento stesso in cui inizia l’efficacia del provvedimento giudiziario, coincidente proprio con la data di omologazione.

Cedolare secca e proroga contratto

La proroga di un contratto di locazione già assoggettato a cedolare secca, comporta ai fini del mantenimento del regime sostitutivo di tassazione l’esercizio dell’opzione entro il termine previsto per il versamento dell’imposta di registro (30 giorni dalla scadenza dei primi quattro anni per i contratti di locazione a canone libero 4+4).

L’opzione deve essere manifestata attraverso la presentazione del modello RLI ed è efficace per l’intera durata della proroga e produce effetti per l’intera durata del contratto, salva la possibilità di revoca.
L’opzione viene espressa nella dichiarazione dei redditi solo per i contratti di locazione per i quali non sussiste l’obbligo di registrazione (contratti di durata non superiore a trenta giorni complessivi nell’anno), salvo che il contribuente provveda alla registrazione volontaria o in caso d’uso del contratto prima della presentazione della dichiarazione dei redditi.
In tal caso l’opzione, deve essere esercitata in sede di registrazione del contratto.
In caso di mancata presentazione della comunicazione relativa alla proroga, anche tacita, o alla risoluzione del contratto di locazione per il quale è stata esercitata l’opzione per l’applicazione della cedolare secca, entro trenta giorni dal verificarsi dell’evento, si applica la sanzione nella misura fissa pari a euro 100, ridotta a euro 50 se la comunicazione è presentata con ritardo non superiore a trenta giorni.

Cedolare secca al 10% anche per le locazioni transitorie

La normativa fiscale prevede l’applicazione di un’aliquota ridotta del 10%, in luogo di quella ordinaria del 21%, per i contratti di locazione a canone concordato riguardanti quei Comuni in cui vi è carenza di disponibilità abitativa.
In particolare, l’aliquota del 10% è applicabile per quei contratti a canone concordato stipulati:
– nei Comuni di Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino e Venezia e nei comuni confinanti con gli stessi nonché gli altri comuni capoluogo di provincia.
– oppure nei Comuni ad alta tensione abitativa (individuati dal Cipe).
Inoltre essa si applica anche ai contratti di locazione stipulati nei Comuni per i quali è stato deliberato, nei 5 anni precedenti la data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto (28 maggio 2014), lo stato di emergenza a seguito del verificarsi di eventi calamitosi.
Ricordiamo che la misura del 10% è applicabile per il quadriennio 2014-2017. Infatti, dal 2018 (salvo eventuali proroghe) l’aliquota ridotta passerà al 15%. Dunque, dal 2018, la cedolare secca prevederà le seguenti aliquote:
– ordinaria del 21%;
– ridotta del 15%.
L’Agenzia delle Entrate, ha inoltre chiarito, in risposta ad un recente quesito, che l’aliquota (ridotta) del 10% (15% dal 2018) è applicabile anche ai contratti cd “transitori” (ossia quei contratti con una durata minima di 1 mese e massima di 18 mesi), a condizione che siano a canone concordato e stipulati in uno dei Comuni di cui in premessa.

Le dichiarazioni integrative a favore degli anni precedenti

Con l’art. 5 del Dl n. 193/2016, sono stati allineati finalmente i termini per la presentazione della dichiarazione dei redditi integrativa a favore e di quella a sfavore, unificando il tutto al 31 dicembre del 5° anno successivo a quello di presentazione del modello dichiarativo che si va a correggere. Tuttavia sulla decorrenza dei termini è necessario fare una precisazione, alla luce anche dei chiarimenti a più forniti dall’Agenzia delle Entrate a più riprese nei suoi comunicati stampa.
In buona sostanza, tenendo conto che le modifiche sono state apportate a decorre dal periodo d’imposta in corso al 31/12/2016, ne consegue che:
• la dichiarazione integrativa (a favore o sfavore) riferita al periodo d’imposta 2015 e precedenti (Modello Unico/2016 e precedenti) può essere presentata entro il 31/12 del 4° anno successivo quello di presentazione del modello da correggere (ossia entro i vecchi termini per l’accertamento);
• la dichiarazione integrativa (a favore o sfavore) riferita al periodo d’imposta 2016 e successivi (Modello Redditi/2017 e successivi) potrà essere presentata entro il 31/12 del 5° anno successivo quello di presentazione del modello da correggere (ossia entro i nuovi termini per l’accertamento).
Pertanto i nuovi termini di scadenza sono:

Credito di imposta videosorveglianza

A partire dal 20 febbraio e fino al 20 marzo, i contribuenti che hanno sostenuto spese per sistemi di videosorveglianza digitale, sistemi di allarme e di vigilanza, potranno inviare le domande di accesso al credito d’imposta introdotto dalla Legge di Stabilità 2016. Per poter fruire dell’agevolazione è sufficiente collegarsi al sito dell’Agenzia e inviare la richiesta, autonomamente oppure tramite intermediario, con il software “Creditovideosorverglianza”. Nella domanda vanno indicati:

• il codice fiscale del beneficiario e del fornitore del bene o servizio,

• nonché numero, data e importo delle fatture relative ai beni e servizi acquisiti, comprensivo di IVA. Il credito d’imposta è riconosciuto nella misura percentuale che sarà resa nota con un successivo provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate da emanarsi entro il 31 marzo 2017, percentuale che terrà conto del rapporto tra l’ammontare delle risorse stanziate e il credito d’imposta complessivamente Richiesto. Il beneficio fiscale deve essere indicato nella prossima dichiarazione dei redditi, periodo d’imposta 2016 ed e’ utilizzabile, per le persone fisiche non titolari di redditi d’impresa o di lavoro autonomo, in diminuzione delle imposte dovute in base alla dichiarazione dei redditi.

La rata omessa negli avvisi bonari

Se ci accorgiamo di esserci dimenticati di effettuare il versamento di una rata del rateizzo di un avviso bonario, dobbiamo prestare particolare attenzione ai tempi. Infatti, la rateazione non è persa qualora il tardivo pagamento di una rata diversa dalla prima sia effettuato entro i termini di scadenza della rata successiva. In pratica, l’iscrizione a ruolo non è eseguita se il contribuente effettua il versamento della rata omessa attraverso l’istituto del “ravvedimento operoso” entro il termine di pagamento della rata successiva.

Nuovi termini di versamento

 

La Legge n. 225/2016, da quest’anno, ha modifciato i termini di versamento del saldo e I° acconto delle imposte (IRPEF e relative addizionali, cedolare secca, IRES, IVA, IRAP, imposte sostitutive previste per il regime forfettario e il regime di vantaggio, IVIE, IVAFE) e dei contributi previdenziali (gestione artigiani e commercianti e gestione separata). In particolare:
saldo 2016 e I° acconto 2017 si versano entro il 30/06/2017 (o 31/07 cona maggiorazione dello 0,40%);
II° o unico acconto si versa sempre entro il 30/11/2017.
Ad ogni modo la nuova scadenza riguarda esclusivamente le predette imposte e contributi previdenziali, mentre non riguarda tributi locali come IMU e TASI, per i quali, dunque, i termini di versamento restano gli stessi dello scorso anno, ossia:
Acconto IMU e TASI 2017 (da versarsi entro il 16/06/2017);
Saldo IMU e TASI 2017 (da versarsi entro il 16/12/2017).