Detassazione produttività, le regole 2017.

Sempre più imprese scelgono di offrire servizi di welfare ai loro dipendenti: dall’asilo nido gratuito ai buoni pasto, dai ticket per l’acquisto di testi scolastici alla previdenza complementare fino all’acquisto di azioni della propria azienda.
Secondi i dati del Ministero del Lavoro, nel 2016 più di 5 milioni di lavoratori dipendenti hanno ricevuto in busta paga un premio di risultato detassato.
Infatti l’articolo 1, commi da 182 a 189, Legge n. 208/2015 ha reintrodotto la possibilità di assoggettare ad imposta sostitutiva del 10% le somme:
1)erogate a titolo di premi di produttività;
2)erogate sotto forma di partecipazione agli utili dell’impresa, nel limite massimo complessivo lordo di € 2.000,00 (aumentato ad € 2.500,00 per le aziende che coinvolgono pariteticamente i lavoratori nell’organizzazione del lavoro).
Le somme ed i valori di cui all’articolo 51, TUIR, commi 2 e 3, erogati in sostituzione dei premi di produttività ed entro i sopra citati limiti, sono inoltre esclusi da qualsiasi imposizione; in altre parole, non sono soggetti né all’imposta ordinaria IRPEF, né all’imposta sostitutiva. Tra i benefit erogabili dal datore di lavoro in sostituzione dei premi di produttività vi sono, ad esempio:
1)le somme erogate dal datore di lavoro alla generalità dei dipendenti o a categorie di dipendenti per la fruizione, da parte dei familiari:
2)dei servizi di educazione e istruzione anche in età prescolare, compresi i servizi integrativi ad essi connessi:
1. di ludoteche, di centri estivi e invernali e per borse di studio;
2. le somme erogate dal datore di lavoro alla generalità dei dipendenti o a categorie di
dipendenti per la fruizione dei servizi di assistenza ai familiari anziani o non autosufficienti.
Le sopra citate agevolazioni si applicano ai lavoratori:
1)dipendenti del settore privato;
2)titolari di un contratto di lavoro subordinato a tempo determinato o indeterminato;
3)che nell’anno di imposta 2015 hanno percepito redditi da lavoro dipendente di importo non superiore ad € 50.000.
In ogni caso, ai fini dell’applicazione delle disposizioni agevolative, le somme e i valori devono essere erogati in esecuzione dei contratti collettivi aziendali o territoriali di cui all’articolo 51, D.Lgs. n. 15 giugno 2015, n. 81.

 

Rottamazione cartelle esattoriali: come presentare l’istanza.

La presentazione allo sportello di Equitalia dell’istanza di definizione agevolata, non è l’unica via percorribile per il contribuente che intende ricorrere alla possibilità riconosciuta dal D.L.193/2016.
Sul sito dell’Agente della riscossione sono disponibili le indicazioni operativi al fine di evitare la lunga coda gli sportelli che negli ultimi giorni è balzata all’attenzione dei diversi quotidiani non solo di stampo fiscale.
Per aderire alla rottamazione è necessario compilare il modulo DA1 in ogni sua parte.
Se il contribuente ha le credenziali di accesso (SPID, Agenzia delle Entrate, Inps, Carta nazionale dei Servizi) può: entrare nella sua area riservata, cliccare su “Definizione agevolata” nel menù a sinistra; selezionare le somme che si vuole far rientrare nella domanda di adesione e scegliere il numero di rate e quindi inviare direttamente la domanda.
Se invece non si è in possesso delle credenziali è necessario compilare il modulo on line o scaricarlo dal sito (DA1). Al termine della compilazione sarà necessario stamparlo, firmarlo e presentare l’adesione alla rottamazione, nelle seguenti modalità:
1)per posta elettronica alla casella e-mail o pec della Direzione Regionale di Equitalia Servizi di riscossione di riferimento, unitamente alla copia del documento di identità;
2)presso gli Sportelli dell’Agente della riscossione.
La via alternativa è rappresentata dalla delega all’invio a favore di un professionista di fiducia a trasmettere la dichiarazione di adesione alla definizione agevolata. Infatti, gli intermediari abilitati e i loro incaricati possono con EquiPro, la nuova area riservata intermediari, non solo visualizzare on line la tua situazione debitoria e i piani di rateizzazione, ma anche utilizzare una serie di servizi dispositivi.
L’accesso a EquiPro è consentito agli intermediari e ai loro incaricati abilitati ai servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate (ex art. 3 comma 3 DPR n. 322/1998).
Gli intermediari abilitati e i loro incaricati potranno, infatti, con EquiPro non solo visualizzare on line la situazione debitoria (cartelle e avvisi di pagamento emessi dal 2000) e i piani di rateizzazione dei loro clienti, ma anche utilizzare una serie di servizi dispositivi:
1)pagare cartelle e avvisi di pagamento;
2)ottenere la rateizzazione per importi fino a 60 mila euro;
3)trasmettere istanze di rateizzazione fino a 60 mila euro o di sospensione legale della riscossione;
4)trasmettere dichiarazioni di adesione alla definizione agevolata ai sensi del D.L. n. 193/2016, convertito con modificazioni dalla Legge n. 225/2016.
Tutto dal proprio dispositivo (Pc, smartphone e tablet) senza andare allo Sportello.
L’intermediario o l’incaricato abilitato per poter accedere all’Area riservata del portale di Equitalia deve:
1)essere già abilitato al servizio Entratel dell’Agenzia delle entrate;
2)essere abilitato alla funzione denominata “servizi on-line Equitalia”.
Per far ciò in ogni caso, deve acquisire la delega da parte del contribuente.
Il contribuente può delegare l’intermediario a gestire la sua situazione conferendogli la delega attraverso la procedura tradizionale, insieme ad una copia del proprio documento di identità. L’intermediario ha l’obbligo di conservare la documentazione ricevuta dal delegante che dovrà essere numerata e annotata giornalmente in un apposito registro cronologico.
La delega conferita dal contribuente viene trasmessa dall’intermediario all’Agenzia delle Entrate attraverso il servizio telematico Entratel. L’Agenzia effettuati gli opportuni riscontri, trasmette a Equitalia, con riferimento alle deleghe accettate, solo i dati strettamente necessari ad attestare il conferimento della delega all’intermediario (codice fiscale dell’intermediario, codice fiscale del delegante, data della delega).
La delega conferita ha carattere generale e consente all’intermediario delegato di gestire la posizione del soggetto delegante mediante l’utilizzo di tutti i servizi disponibili via web.
Per consentire agli intermediari di ricevere le deleghe ai nuovi servizi da tutti i loro assistiti, la vecchia area riservata continuerà a essere attiva fino al 30 giugno 2017 e si accederà ovviamente con le vecchie deleghe.
Equitalia garantisce quindi per il periodo iniziale un doppio binario di accesso. Dopo il 30 giugno, invece, sarà attiva solo la nuova Area riservata con le nuove deleghe.

Bonus baby sitter anche nel caso di bambini affidati ai nonni

Chi ha un figlio piccolo, può retribuire anche i propri parenti per l’attività di accudimento del proprio bebè, tramite il bonus baby sitter. Il bonus baby sitter può essere chiesto anche per parenti, tranne il padre del bambino, che si prendano cura del bambino quando i genitori non possono farlo (il padre è escluso da tale bonus perché per legge è tenuto a prendersi cura del figlio e dunque non può ottenere un compenso per l’espletamento di un obbligo legale).

Il bonus viene corrisposto se la madre rinuncia alla maternità facoltativa, cioè al periodo in cui per legge, può astenersi oppure no dal lavoro per prendersi cura del figlio.
Tale bonus può essere richiesto dalle:
le lavoratici dipendenti, sia del settore privato sia di quello pubblico;
le lavoratrici parasubordinate;
le libere professioniste iscritte alla gestione separata Inps, dunque prive di cassa professionale privata;
le lavoratrici autonome imprenditrici non parasubordinate e non iscritte alla gestione separata.
L’agevolazione consiste in un voucher di 600 euro corrisposto per 6 mesi (3 mesi per le lavoratrici parasubordinate), attraverso il quale pagare o una baby sitter (anche parente della madre, purché non sia il padre del bambino da accudire) o un asilo nido (in quest’ultimo caso, il piccolo deve essere già iscritto presso una delle strutture accreditate all’Inps ai fini del bonus).
Il bonus può essere chiesto all’Inps solo online entro 11 mesi dal termine della maternità obbligatoria (che dura 3-4 mesi dopo il parto, cioé, al momento, fino al 31 dicembre 2018). Occorre utilizzare il modulo reperibile sul sito dell’Inps andando alla voce «concorsi e gare» e da lì a quelle «avvisi» e «proroga per l’erogazione dei voucher asilo nido alle madri lavoratrici». Inoltre è necessarioe essere in possesso del Pin e del modello ISEE 2017 (il 31 dicembre scorso sono scaduti tutti i modelli Isee prodotti nel 2016). La domanda può anche essere inviata rivolgendosi ad un CAF o ad un patronato.
Per il bonus baby sitter sono disponibili 40 milioni e le domande verranno accolte fino all’esaurimento dei fondi stanziati, dopo di che non potranno più essere esaudite.

Le ultime novità in materia di detrazione delle spese veterinarie

L’articolo 15, comma 1, del TUIR prevede la possibilità di poter usufruire della detrazione del 19% per le spese veterinarie sostenute nell’anno fino ad un importo massimo di 387,34 euro, per la parte che eccede la franchigia di 129,11 euro. Il limite di detraibilità è unico per tutte le spese veterinarie sostenute, indipendentemente dal numero di animali posseduti. Per effetto della Legge di Stabilità 2016 e del Decreto MEF del 1° settembre 2016, tale tipologia di spesa è stata ricompresa nella dichiarazione precompilata. L’Agenzia delle Entrate con la Risoluzione n° 24/E è intervenuta in materia fornendo precisi chiarimenti.
Secondo quanto previsto dal sopracitato decreto del MEF,Ai fini dell’elaborazione della Dichiarazione dei Redditi da parte dell’Agenzia delle Entrate, anche gli iscritti agli albi professionali dei veterinari sono tenuti ad inviare al Sistema Tessera Sanitaria i dati delle spese veterinarie sostenute dalle persone fisiche a partire dal 1° gennaio 2016, riguardanti le tipologie di animali individuate dal decreto del Ministero delle Finanze 6 giugno 2001, n. 289.
La possibilità di portare in detrazione tali spese è limitata alle sole spese veterinarie sostenute per:
1) la cura di animali legalmente detenuti a scopo di compagnia o per la pratica sportiva (cani, gatti, conigli, volatili in gabbia , cavalli da corsa);
2) mentre non sono detraibili le spese per la cura di animali destinati all’allevamento, alla riproduzione o al consumo alimentare e di animali di qualunque specie allevati o detenuti nell’esercizio di attività commerciali o agricole, né in relazione ad animali utilizzati per attività illecite (Decreto del Ministero delle Finanze 6 Giugno 2001, n. 289).
Le spese veterinarie ammesse alla detrazione sono quelle relative a:
1)prestazioni professionali rese dal veterinaro;
2)spese per analisi di laboratorio;
3)interevnti presso cliniche veterinarie;
4)l’acquisto di medicinali veterniari prescritti dal veterinario.
Le spese sostenute per i mangimi speciali per animali da compagnia prescritti dal veterinario, non sono detraibili poiché non possono essere considerati farmaci, ma prodotti appartenenti all’area alimentare.
La risoluzione Agenzia delle Entrate n° 24/E del 27 febbraio 2017 ha precisato che in analogia con quanto previsto dalla Legge Finanziaria n. 296 del 2006, che ha introdotto nuovi obblighi in materia di certificazione delle spese sanitarie relative all’acquisto di medicinali, modificando gli artt. 10, comma 1, lett. b), e 15, comma 1, lett. c), del Tuir, si ritiene che, con riferimento alla detraibilità delle spese sostenute per medicinali veterinari non sia più necessario conservare la prescrizione del medico veterinario, ma sia sufficiente lo scontrino parlante.
La detrazione spetta al soggetto che ha sostenuto, indipendentemente dal fatto che sia o meno proprietario dell’animale.

Mod.730: deduzione per acquisto o costruzione di abitazioni date in locazione

Anche nel 730/2017 sarà possible usufruire della deduzione del 20 per cento, prevista dall’articolo 21 del D.L. 12 settembre 2014, n. 133 per gli acquisti (o la costruzione) di immobili abitativi destinati alla locazione.
Cosa prevede la normativa
Per l’acquisto, effettuato dal 1º gennaio 2014 al 31 dicembre 2017, di unità immobiliari a destinazione residenziale, di nuova costruzione  o oggetto di interventi di ristrutturazione edilizia o di restauro e di risanamento conservativo, è riconosciuta all’acquirente, persona fisica non esercente attività commerciale, una deduzione dal reddito complessivo pari al 20% del prezzo di acquisto dell’immobile risultante dall’atto di compravendita, nel limite massimo complessivo di spesa di 300.000 euro, nonché degli interessi passivi dipendenti da mutui contratti per l’acquisto delle unità immobiliari medesime. La deduzione spetta altresì anche per le spese sostenute dal contribuente persona fisica non esercente attività commerciale per prestazioni di servizi, dipendenti da contratti d’appalto, per la costruzione di un’unità immobiliare a destinazione residenziale su aree edificabili già possedute dal contribuente stesso prima dell’inizio dei lavori o sulle quali sono già riconosciuti diritti edificatori. Ai fini della deduzione, le predette spese di costruzione sono attestate dall’impresa che esegue i lavori.
Semplificando quanto riportato sopra la deduzione in commento spetta ai soggetti titolari del diritto di proprietà dell’unità immobiliare, in relazione alla quota di proprietà, che acquistano o costruiscono immobili abitativi da destinare alla locazione.
Condizioni da rispettare
Ai fini della richiesta del beneficio fiscale è, tuttavia, necessario che siano rispettate (congiuntamente) una serie di condizioni, ossia:
1)entro sei mesi dall’acquisto o dal termine dei lavori di costruzione, l’abitazione deve essere destinata alla locazione per almeno otto anni con carattere continuativo;
2)l’unità immobiliare non si trovi nelle zone omogenee classificate E, ai sensi del Decreto del Ministro dei Lavori Pubblici 2 aprile 1968, n. 1444 (si tratta delle zone territoriali destinate ad usi agricoli);
3)l’unità immobiliare consegua prestazioni energetiche certificate in classe A o B, ai sensi dell’allegato 4 delle Linee Guida nazionali per la classificazione energetica degli edifici di cui al Decreto del Ministro dello Sviluppo Economico 26 giugno 2009, pubblicato in GU n. 158 del 10 luglio 2009, ovvero ai sensi della normativa regionale, laddove vigente;
4)il canone di locazione non sia superiore a quello indicato nella convenzione di cui all’articolo 18 del Testo Unico di cui al DPR 6 giugno 2001, n. 380, ovvero non sia superiore al minore importo tra il canone definito ai sensi dell’articolo 2, c. 3, della L. 9 dicembre 1998, n. 431 (“canone concordato”) e quello stabilito ai sensi dell’articolo 3, c. 114, della L. 24 dicembre 2003, n. 350 (“canone speciale”).

Nei comuni in cui non siano stati definiti accordi ai sensi dell’articolo 2, c. 3, L. n. 431/1998, si fa riferimento per la determinazione del canone, all’Accordo vigente nel comune demograficamente omogeneo di minore distanza territoriale anche situato in altra regione;
5)non sussistano rapporti di parentela entro il primo grado tra locatore e locatario;
6)sia accertata l’esecuzione delle opere edilizie in conformità a quelle assentite o comunicate;
7)l’unità immobiliare sia a destinazione residenziale e non sia classificata o classificabile nelle categorie catastali A/1 (abitazioni di tipo signorile), A/8 (abitazioni in ville) e A/9 (castelli, palazzi di eminenti pregi artistici o storici).
La deduzione è ripartita in otto quote annuali di pari importo, a partire dall’anno nel quale avviene la stipula del contratto di locazione e non è cumulabile con altre agevolazioni fiscali previste da altre disposizioni di legge per le medesime spese.
L’importo di 300.000 euro costituisce il limite complessivo di spesa spettante al singolo soggetto, anche nel caso in cui questi acquisti più unità abitative da destinare alle finalità previste dalla norma.

Il ravvedimento del modello F24 a zero

Con la Risoluzione n. 36/E/2017), l’Agenzia delle Entrate ha fornito precisazione in merito alla corretta sanzione dovuta in caso di omessa presentazione di un Modello F24 a saldo zero per effetto di compensazione.
In base all’art. 19, comma 3, D. Lgs. n. 241 del 1997, un modello F24 in cui sono compensati crediti e debiliti tributari con saldo finale pari a zero va,
comunque, presentato al versamento e l’eventuale omissione è punita con la sanzione di euro 100, ridotta a euro 50 se il ritardo non è superiore a cinque giorni lavorativi. La predetta sanzione viene applicate a decorrere dal 1° gennaio 2016.
Il contribuente che abbia omesso di presentare al versamento un F24 con saldo pari a zero, può in ogni caso regolarizzare la propria posizione attraverso l’istituto del ravvedimento operoso di cui all’art. 13 D.Lgs. 472/1997, il quale prevede una riduzione sanzionatoria pari a:
1)5,56 euro (1/9 di 50 euro) se la regolarizzazione avviene entro i primi 5 giorni dall’omissione;
2)11,11 euro (1/9 di 100 euro) se la regolarizzazione avviene oltre i primi 5 giorni dall’omissione, ma entro 90 giorni;
3)12,50 euro (1/8 di 100 euro), se la regolarizzazione avviene oltre i 90 giorni, ma entro un 1 anno dall’omissione;
4)14,29 euro (1/7 di 100 euro), se la regolarizzazione avviene oltre 1 anno, ma entro 2 anni dall’omissione;
5)16,67 euro (1/6 di 100 euro), se la delega di pagamento a saldo zero viene presentata oltre 2 anni dall’omissione;
6)20 euro (1/5 di 100 euro), se la regolarizzazione avviene dopo la constatazione della violazione ai sensi dell’articolo 24 della legge n. 4 del 1929.

Adozione del minore straniero e deduzione delle spese sostenute

Tra le spese deducibili in dichiarazione dei redditi, particolare menzione meritano quelle spese sostenute in relazione a procedure di adozione di minori stranieri. L’articolo 10, comma 1, lett. l-bis), del TUIR ammette la deducibilità dal reddito complessivo del 50 per cento delle spese sostenute dai genitori adottivi per l’espletamento delle procedure di adozione di minori stranieri, certificate nell’ammontare complessivo, dall’ente autorizzato che ha ricevuto l’incarico di curare la procedura di adozione.
Tale beneficio fiscale è stato introdotto a regime nel Tuir per effetto della disposizione contenuta nell’art. 4 della legge 31 dicembre 1998, n. 476, recante “Ratifica ed esecuzione della Convenzione per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale, modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184, in materia di adozione di minori stranieri”.
L’albo degli enti autorizzati è stato approvato dalla Commissione per le adozioni internazionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri con delibera del 18 ottobre 2000, pubblicata sul S.O. n. 179 alla G.U. n. 255 del 31 ottobre 2000 e successive modificazioni. L’albo degli enti autorizzati è, comunque, consultabile sul sito Internet www.commissioneadozioni.it.
Condizioni da rispettare
Per usufruire della deduzione delle spese sostenute per la procedura di adozione, non è necessario aver acquisito lo status di genitore adottivo in quanto si ha diritto al beneficio fiscale a prescindere dalla effettiva conclusione della procedura di adozione e indipendentemente dall’esito della stessa.
Con la Risoluzione 55/E dell’8 maggio 2000 del MEF è stato precisato che, fra le spese certificabili o documentabili, sono comprese quelle riferite all’assistenza che gli adottandi hanno ricevuto, alla legalizzazione dei documenti, alla traduzione degli stessi, alla richiesta di visti, ai trasferimenti, al soggiorno, all’eventuale quota associativa nel caso in cui la procedura sia stata curata da enti, ad altre spese documentate finalizzate all’adozione del minore.
Come specificato dall’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n°77/2004 “nel caso in cui la procedura, anche per motivi indipendenti dalla volontà dei coniugi, si interrompe, gli aspiranti all’adozione sono, comunque, tenuti a rimborsare l’ente autorizzato di tutte le spese sostenute sino a quel momento per l’incarico ricevuto.
Si realizza, pertanto, la situazione considerata dal legislatore ai fini della fruizione della deduzione (sostenimento di spese connesse alla procedura di adozione)”.
La procedura di adozione inizia con il conferimento ad un ente autorizzato del mandato all’adozione. È da questo momento che gli adottandi avranno diritto ad usufruire delle deduzioni in commento.
La deduzione segue il principio di cassa in relazione al periodo di imposta in cui le spese sono state effettivamente sostenute e prescindendo dall’effettiva conclusione dell’iter procedurale, l’ente autorizzato deve, quindi:
1)certificare annualmente le spese sostenute dagli aspiranti genitori adottivi;
2)certificare non solo le spese sostenute direttamente dall’ente stesso per la procedura di adozione e rimborsate dagli aspiranti genitori adottivi, ma anche quelle sostenute direttamente o presso soggetti diversi dall’ente autorizzato;
3)non sono deducibili le spese non certificate.
Ai fini della certificazione della spesa i genitori che hanno intrapreso la procedura di adozione dovranno consegnare all’ente stesso, oltre alla documentazione delle spese autonomamente sostenute, anche una apposita autocertificazione resa ai sensi dell’art. 46 del D.P.R. 28 dicembre 2000 n. 445, oppure una dichiarazione sostitutiva di atto notorio, con cui attestino che le spese per le quali chiedono la deduzione dal reddito complessivo ai sensi dell’art. 10, comma 1, lett. l-bis) del Tuir, che non sono state sostenute direttamente dall’ente autorizzato e sono riferibili esclusivamente alla procedura di adozione.
Possiamo dunque affermare che ai fini della deduzione le spese sostenute devono essere:
1)finalizzate all’adozione del minore;
2)debitamente documentate;
3)certificate dall’ente autorizzato.
Le relazioni e gli incontri post-adottivi non costituiscono parte della procedura di adozione che si conclude con la dichiarazione di efficacia in Italia, da parte del competente tribunale per i minorenni, del provvedimento di adozione emesso dall’Autorità straniera, oppure con la pronuncia di adozione da parte del Tribunale per i minorenni.
Indicazione nel modello 730/2017
Le spese per l’adozione di minori vanno indicate nel Mod. 730/2017, nel quadro E, rigo E26, codice 11 “Altri oneri deducibili”, in particolare va indicato il 50 per cento delle spese sostenute dai genitori adottivi.

Bonus strumenti musicali: definite le modalità

La Legge di Stabilità 2016 ha istituito per l’anno 2016 un credito d’imposta al fine di attribuire agli studenti dei conservatori di musica e degli istituti musicali pareggiati, un contributo di 1.000 euro per l’acquisto di uno strumento musicale nuovo. Tale bonus è stato riproposto anche per l’anno 2017. Con il Provvedimento del 14/03/2017, l’Agenzia delle entrate ha stabilito le modalità per usufruire del credito d’imposta, il regime dei controlli nonché ogni altra disposizione necessaria per il monitoraggio dell’agevolazione e per il rispetto del limite di spesa previsto.
Soggetti interessati
Il bonus è riservato agli studenti iscritti ai licei musicali, corsi preaccademici, corsi del precedente ordinamento e corsi di diploma di I e di II livello dei conservatori di musica, degli istituti superiori di studi musicali e delle istituzioni di formazione musicale e coreutica autorizzate a rilasciare titoli di alta formazione artistica, musicale e coreutica.
Il provvedimento, che contiene l’elenco degli istituti riconosciuti, ai fini dell’agevolazione, specifica che per accedere al bonus è necessario essere in regola con il pagamento delle tasse e dei contributi dovuti per l’iscrizione all’anno 2016-2017 o 2017-2018.
Accesso all’agevolazione
Per accedere all’agevolazione occorre richiedere all’istituto presso il quale è iscritto lo studente, un certificato di iscrizione che riporti alcuni dati principali (cognome, nome, codice fiscale, corso e anno di iscrizione, strumento musicale coerente con il corso di studi), da consegnare al rivenditore all’atto dell’acquisto.
Agli studenti che hanno già beneficiato dell’ agevolazione per l’acquisto di uno strumento musicale nel 2016, lo sconto spetta al netto del contributo già fruito.
Operatività del credito d’imposta
Ai rivenditori o ai produttori degli strumenti musicali è riconosciuto un credito d’imposta di ammontare pari al contributo riconosciuto agli studenti sotto forma di sconto, nel limite delle risorse stanziate di 15 milioni di euro, assegnate in ordine cronologico. Per fruire del credito d’imposta, il rivenditore o produttore, prima di concludere la vendita dello strumento musicale, è tenuto a comunicare all’Agenzia delle Entrate i seguenti dati: il proprio codice fiscale, quello dello studente e dell’istituto che ha rilasciato il certificato di iscrizione, lo strumento musicale, il prezzo di vendita comprensivo del contributo e dell’Iva. Le comunicazioni devono essere effettuate a decorrere dal 20 aprile 2017 utilizzando i canali telematici Entratel o Fisconline, anche tramite intermediario. Il sistema telematico rilascerà apposita ricevuta attestante la fruibilità o meno del credito di imposta nel limite delle risorse stanziate, in ragione della correttezza dei dati e tenendo conto dell’eventuale contributo già utilizzato dallo studente nel 2016. Pertanto, nella ricevuta dovrà essere riportato l’importo del contributo pari al 65 per cento del prezzo di vendita nell’ammontare massimo di 2.500 euro, qualora lo studente non abbia già fruito di analoga agevolazione nel 2016,
l’importo del contributo, al netto dello sconto già fruito nell’anno precedente, del quale sarà data separata evidenza.
A partire del secondo giorno lavorativo successivo alla data di rilascio della ricevuta, il credito d’imposta è utilizzabile in compensazione presentando il modello F24 esclusivamente tramite i servizi telematici Entratel o Fisconline e indicando il codice tributo 6865.

Bonus invalidi 2017 Inps: bando Home Care Premium

Il bonus invalidi 2017 Inps, è un contributo economico che l’istituto riconosce attraverso un apposito bando pubblico chiamato Progetto Home Care Premium Assistenza Domiciliare, pensato e realizzato in favore di persone non autosufficienti, maggiorenni o minorenni, che siano disabili e che si trovino in condizione di non autosufficienza.
Tale bonus, spetta pertanto come rimborso di spese sostenute per l’assunzione di un assistente familiare o di altri servizi.
Per ottenere il riconoscimento del bonus, il richiedente deve partecipare al bando pubblico per l’individuazione di n° 30.000 persone fruitrici delle prestazioni e dei servizi Home Care Premium.
Il bonus invalidi 2017, ha una durata di 18 mesi, per cui l’erogazione del contributo sarà a partire da luglio 2017 fino al 31 dicembre 2018.
Il cittadino, in possesso de requisiti per partecipare al bando Home Care Premium Assistenza domiciliare, deve presentare l’apposita domanda tramite il portale INPS dal 1 marzo 2017 e fino 30 marzo 2017.
La domanda di partecipazione al bando, deve essere redatta e trasmessa all’Inps per via telematica.
A chi è destinato il Bonus?
Il bonus disabili 2017, destinato ai dipendenti e pensionati della Pubblica amministrazione, ai loro coniugi, parenti e affini di I° grado non autosufficienti, ha come obiettivo quello di erogare a circa 30.000 persone dei contributi economici legati al grado di disabilità e all’ISEE, ossia, alla propria situazione economica.
Il tetto massimo del bonus fino a 1000 euro, si ha in caso di disabilità gravissima, ossia, quella che prevede il diritto all’indennità di accompagnamento, e un Isee socio sanitario a 8.000 euro.
Oltre l’assegno per disabili, il bando Home Care Premium Inps, prevede anche servizi integrativi erogati dall’ASL sulla base della percentuale di invalidità e l’ISEE, quali:
1)Supporto psicologico, fisioterapico e logopedistico;
2)Servizi in strutture extra domiciliari;
3)Prestazioni presso i centri riabilitativi, di aggregazione giovanile, ecc.;
4)Trasferimento dell’assistito per specifiche necessità.
Pertanto, potranno accedere al beneficio i dipendenti pubblici, iscritti alla gestione unitaria delle prestazioni creditizie e sociali ed alla gestione magistrale e i pensionati pubblici.
Inoltre tale contributo potrà essere richiesto oltre che per se stesso, anche per:
1)il coniuge convivente o per un familiare di 1° grado, genitore o figlio;
2)il familiare di 1° grado del titolare: per se stesso, per il titolare, per un familiare di 1° grado del titolare, per il coniuge convivente del titolare;
3)il genitore richiedente superstite: per il figlio minore orfano del titolare;
4)il tutore: per il figlio minore del titolare;
5)l’amministratore di sostegno del soggetto beneficiario: per il beneficiario;
6)il suocero, la suocera; i fratelli e le sorelle germani unilaterali, con precedenza dei germani sugli unilaterali del beneficiario.

 

Spese università private: fissati i nuovi limiti per la detrazione

La legge di Stabilità per il 2016 aveva previsto delle importanti novità circa la detraibilità delle spese per frequenza di corsi di istruzione universitaria, impartiti presso le università non statali, fissando l’importo massimo detraibile, in base ad una quota, stabilita annualmente per ciascuna facoltà universitaria, con decreto del Miur da emanare entro il 31 dicembre di ogni anno, tenendo conto anche degli importi medi delle tasse e contributi dovuti alle università statali.
Tali regole sono state applicate a partire dall’anno d’imposta 2015.
Anche quest’anno, con il decreto del 23 dicembre 2016, il Ministero il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha individuato gli importi massimi, detraibili dall’imposta lorda sui redditi per il periodo 2016, relativi alle spese inerenti a tasse e contributi di iscrizione per la frequenza ai corsi di laurea, laurea magistrale e laurea magistrale a ciclo unico, corsi post-laurea delle Università non statali.
La spesa è distinta, per ciascuna area disciplinare di afferenza e regione in cui ha sede, l’Ateneo presso il quale è presente il corso di studio. Gli importi massimi di riferimento sono:

Alle soglie di detrazione sopra riportate va sommato, l’importo relativo alla tassa regionale per il diritto allo studio di cui all’articolo 3 della legge 28 dicembre 1995, n. 549.