Riscatto, ricongiunzioni e rendita: on line le attestazioni fiscali 2017

Le attestazioni fiscali cartacee dei versamenti effettuati nel 2016 per gli oneri da riscatto, ricongiunzione o rendita possono essere scaricate in maniera telematica sul portale dell’INPS.
Anche lo scorso anno, infatti, la documentazione era stata resa disponibile telematicamente tra i servizi del sito INPS, nella sezione “Riscatti, Ricongiunzioni e Rendite”, del servizio “Pagamenti effettuati”.
Fanno comunque eccezione le attestazioni fiscali relative ai pagamenti effettuati dagli iscritti ex Enpals, per i quali si ci basa ancora alle vecchie modalità. Stesso discorso vale per le attestazioni fiscali relative ai versamenti effettuati in forma rateale dagli Enti datori di lavoro pubblici per conto dei dipendenti iscritti alle gestioni ex INPDAP.
In tal caso, precisa l’Istituto previdenziale, sono infatti gli Enti, quali sostituti d’imposta, ad operare la deduzione fiscale alla fonte.
A darne notizia è l’INPS con il Messaggio n. 1706/2017.
I contributi di riscatto
Si tratta di contributi che vengono accreditati a seguito della facoltà concessa al lavoratore o al pensionato di coprire periodi, altrimenti privi di contribuzione, per i quali:
1)vi è stata omissione nel versamento all’Inps dei contributi obbligatori che non possono essere, altrimenti, recuperati essendo intervenuta la prescrizione di legge;
2)non vi era l’obbligo del versamento contributivo;
3)sono state introdotte particolari disposizioni legislative.
A differenza dei contributi figurativi, il cui accredito è gratuito, il riscatto è sempre a titolo oneroso e si perfeziona con il pagamento di un onere di riscatto.
Ricongiunzione dei contributi
La ricongiunzione dei contributi invece è quell’istituto che permette, a chi ha posizioni assicurative in gestioni previdenziali diverse, di riunire, mediante trasferimento, tutti i periodi contributivi presso un’unica gestione, allo scopo di ottenere una sola pensione.
La ricongiunzione, avviene a domanda del diretto interessato o dei suoi superstiti e deve comprendere tutti i periodi di contribuzione (obbligatoria, volontaria, figurativa, riscattata) che il lavoratore ha maturato in almeno due diverse forme previdenziali fino al momento della richiesta e che non siano già stati utilizzati per liquidare una pensione.
I periodi ricongiunti sono utilizzati come se fossero sempre stati versati nel fondo in cui sono stati unificati e danno quindi diritto a pensione in base ai requisiti previsti dal fondo stesso.
Pagamento in unica soluzione
Altro chiarimento importante riguarda i versamenti effettuati in unica soluzione direttamente dagli iscritti; per questi ultimi, in pratica, è possibile la loro visualizzazione nella sezione versamenti e consultazione a cui si accede dal menù servizi on line presente sul sito dell’INPS.
Infine, l’INPS precisa che gli interessati potranno in ogni caso richiedere alle sedi Inps la stampa delle attestazioni e, ove riscontrino discordanze tra importi attestati e importi versati, la rettifica del documento.

Cedolare secca anche per le locazioni brevi: lo prevede il Decreto Legge di “Pasqua”

Il Decreto Legge, varato pochi giorni fa dal Governo ed in attesa della versione definitiva e successiva pubblicazione in Gazzetta ufficiale, se confermato, prevede che, ai redditi derivanti dai contratti di locazione breve stipulati a partire dal 1 giugno 2017,
si potranno applicare le disposizioni relative alla cedolare secca, con aliquota del 21%. La misura normativa specifica anche che per “Locazioni di brevi” , devono intendersi quei contratti di locazione di immobili ad uso abitativo di durata non superiore a 30 giorni, ivi inclusi quelli che prevedono la prestazione dei servizi di fornitura di biancheria e di pulizia dei locali, stipulati da persone fisiche, al di fuori dell’esercizio di attività d’impresa, direttamente o tramite soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare, anche attraverso la gestione di portali online. La novità, si applica anche ai corrispettivi lordi derivanti dai contratti di sublocazione e dai contratti a titolo oneroso conclusi dal comodatario aventi ad oggetto il godimento dell’immobile a favore di terzi.

Bonus energia: sale lo sconto dal 20% al 30% per chi è in difficoltà

Con il decreto del 29 dicembre 2016 il Ministero dello Sviluppo Economico, ha stabilito l’aumento dal 20% al 30% della riduzione della bolletta annua, ottenibile con il “bonus energia” per i soggetti in difficoltà economica, inoltre ha incrementato da euro 7.500 a euro 8.107,5 il tetto ISEE per avere accesso alle agevolazioni.
Hanno diritto al bonus tutti i cittadini clienti domestici intestatari di una fornitura elettrica nell’abitazione di residenza, con potenza impegnata fino a 3 kW. Oltre alle famiglie con ISEE fino a euro 8.107,5 , possono ottenere l’agevolazione anche i nuclei con un componente in gravi condizioni di salute tali da richiedere l’utilizzo delle apparecchiature elettromedicali necessarie per la loro esistenza in vita. In questo caso è necessario essere in possesso di un certificato Asl che attesti: la necessità di utilizzare tali apparecchiature; il tipo di apparecchiatura utilizzata; l’indirizzo presso il quale l’apparecchiatura è installata; la data a partire dalla quale il cittadino utilizza l’apparecchiatura. Il valore del bonus dipende dal numero di componenti della famiglia anagrafica ed è aggiornato annualmente dall’Autorità. L’importo del bonus viene scontato direttamente sulla bolletta elettrica, non in un’unica soluzione ma suddiviso nelle diverse bollette corrispondenti ai consumi dei 12 mesi successivi alla presentazione della domanda.

Riassumendo, i punti centrali del decreto sono i seguenti:

1) dal 1° gennaio 2017, il valore della compensazione di spesa per la fornitura di energia elettrica a favore dei clienti economicamente svantaggiati è rideterminato in misura tale da conseguire una riduzione di spesa dell’utente medio, al lordo delle imposte, dell’ordine del 30%;

2) la richiesta di accesso alla compensazione è riferita ad una sola fornitura di energia elettrica ad uso domestico nella titolarità di uno dei componenti di un nucleo familiare in possesso dei requisiti ISEE. La richiesta può essere trasmessa anche per via telematica con le modalità stabilite dall’Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico in accordo con l’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI);

3) con decorrenza 1° gennaio 2017 il valore ISEE è aggiornato e posto pari a 8.107,5 euro. Successivamente, con cadenza triennale l’Autorità aggiorna il valore ISEE, arrotondato al primo decimale, sulla base del valore medio dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati in ciascun triennio di riferimento;

4) l ‘Autorità, con cadenza annuale, effettua il monitoraggio della misura di cui al presente decreto e ne trasmette gli esiti al Ministero dello sviluppo economico, al fine dell’adozione di eventuali disposizioni modificative e integrative. l’importo del bonus viene scontato direttamente sulla bolletta elettrica, non in un’unica soluzione ma suddiviso nelle diverse bollette corrispondenti ai consumi dei 12 mesi successivi alla presentazione della domanda.

Ecobonus 65%: le indicazioni dell’ENEA

L’Enea ha pubblicato sul proprio sito l’aggiornamento delle indicazioni operative da seguire ai fini della detrazione del 65% per la sostituzione d’infissi e serramenti.
A tal fine ricordiamo comunque che La Legge di Bilancio per il 2017, ha prorogato, fino al 31 dicembre dell’anno in corso, sempre nella misura della detrazione al 65 per cento, la detrazione per le spese relative ad interventi di riqualificazione energetica degli edifici (modifica all’articolo 14 del Decreto Legge 4 giugno 2013, n. 63 – lettera a), n. 1).
Relativamente alla sostituzione d’infissi e ferramenti, sono intervenute alcune variazioni in merito agli obblighi operativi e documentali, posti a carico del contribuente che intende accedere alla detrazione del 65% per interventi di efficientamento energetico relativi ad infissi e ferramenti, anticipando che alla data della richiesta di detrazione, l’immobile oggetto di intervento deve essere.
1)“esistente”, ossia accatastato o con richiesta di accatastamento in corso;
2)in regola con il pagamento di eventuali tributi;
3) dotato di impianto di riscaldamento.
Requisiti tecnici specifici dell’intervento.
L’intervento deve configurarsi come sostituzione o modifica di elementi già esistenti (e non come nuova installazione) e deve delimitare un volume riscaldato verso l’esterno o verso vani non riscaldati assicurando un valore di trasmittanza termica (Uw) inferiore o uguale al valore di trasmittanza limite riportato in tabella 2 del D.M. 26 gennaio 2010.
Gli aggiornamenti di cui sopra, hanno precisato anche quella che è la documentazione da conservare a cura del contribuente, richiamando oltre all’asseverazione (in alternativa, la certificazione del produttore dell’infisso che attesti il rispetto dei medesimi requisiti ) redatta da un tecnico abilitato (ingegnere, architetto, geometra o perito) iscritto al proprio Albo professionale, nella quale deve essere indicato il valore di trasmittanza dei nuovi infissi, un documento che attesti il valore di trasmittanza dei vecchi infissi (che può essere stimato anche in modo approssimativo, utilizzando l’algoritmo disponibile sul sito dell’Enea), che può essere riportato all’interno della certificazione del produttore in una zona a campo libero, in un’autocertificazione del produttore oppure direttamente nell’asseverazione.
Occorre inoltre presentare un’ulteriore documentazione, quale:
1)fatture relative alle spese sostenute;
2)ricevuta del bonifico bancario o postale (modalità di pagamento obbligata nel caso di richiedente persona fisica), che rechi chiaramente come causale il riferimento alla Legge Finanziaria 2007, numero della fattura e relativa data, oltre ai dati del richiedente la detrazione e del beneficiario del bonifico;
3)ricevuta dell’invio effettuato all’ENEA (codice CPID), che costituisce garanzia che la documentazione è stata trasmessa. Nel caso d’invio postale, ricevuta della raccomandata postale;
4)schede tecniche;
5)originali inviati all’ENEA firmati (dal tecnico e/o dal cliente);
6)nel caso di interventi che non interessano singole unità immobiliari, dal 4 agosto 2013, l’Attestato di Prestazione Energetica (A.P.E.).
Documenti da inviare
Entro i 90 giorni successivi alla fine dei lavori (fermo restando la remissione in bonis), come da collaudo delle opere o nel caso di interventi di riqualificazione energetica di basso impatto (ad esempio la sostituzione di infissi), come da dichiarazione di conformità, sono da inviare all’Enea:

  • nel caso di interventi in singole unità immobiliari, ossia univocamente definite al Catasto urbano, l’Allegato F del “decreto edifici” che può anche essere redatto dal singolo utente.

In tutti i casi diversi da quelli di cui sopra (ad esempio, interventi che riguardano parti condominiali), la documentazione è la seguente:

  • attestato di qualificazione energetica, redatto da un tecnico abilitato, con i dati di cui all’Allegato A del “decreto edifici”;
  • scheda descrittiva dell’intervento (Allegato E del “decreto edifici”).

Le detrazioni per carichi di famiglia: i limiti reddituali

Le detrazioni per carichi di famiglia variano in base al reddito, e a seconda della situazione reddituale del dichiarante possono spettare per intero, solo in parte o non spettare. Inoltre, l’importo può dipendere anche dalla particolare situazione, come ad esempio l’età dei figli (minore di 3 anni o maggiore di 3 anni);
dalla presenza di un handicap in capo al figlio; dalla presenza di uno solo dei genitori. Al fine di vedersi riconoscere la detrazione, il dichiarante deve correttamente compilare il prospetto dei familiari a carico del proprio modello dichiarativo, dove particolare attenzione occorre dare alle regole da seguire per la
ripartizione, tra i genitori, della detrazione per i figli.
In primo luogo occorre ribadire che, il Legislatore fiscale, considera fiscalmente a carico il familiare che:
– nel periodo d’imposta oggetto della Dichiarazione dei Redditi ha posseduto un reddito complessivo uguale o inferiore a 2.840,51 euro, al lordo degli oneri   deducibili.
Nel limite di reddito di 2.840,51 euro che il familiare deve possedere per essere considerato fiscalmente a carico, vanno computate anche le seguenti somme, che non sono comprese nel reddito complessivo:
• il reddito dei fabbricati assoggettato alla cedolare secca sulle locazioni;
• le retribuzioni corrisposte da Enti e Organismi Internazionali, Rappresentanze  diplomatiche e consolari, Missioni, Santa Sede, Enti gestiti direttamente da essa
ed Enti Centrali della Chiesa Cattolica;
• la quota esente dei redditi di lavoro dipendente prestato nelle zone di frontiera ed in altri Paesi limitrofi in via continuativa e come oggetto esclusivo del rapporto
lavorativo da soggetti residenti nel territorio dello Stato;
• il reddito d’impresa o di lavoro autonomo assoggettato ad imposta sostitutiva in applicazione del regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e
lavoratori in mobilità;
• il reddito d’impresa o di lavoro autonomo assoggettato ad imposta sostitutiva in applicazione del regime forfetario per gli esercenti attività d’impresa, arti o
professioni.
Fissato il limite reddituale da non superare affinché un soggetto sia fiscalmente a carico di altro soggetto, nella tabella che segue si riportano i soggetti che possono considerarsi a carico:

 

Versamento delle imposte: nuova scadenza anche per le rate

Dal 1° gennaio 2017 cambiano i termini di versamento delle imposte dovute per effetto delle dichiarazioni annuali.
Ci riferiamo ad IRPEF, IRES, cedolare, contributi, ecc., le quali, (con riferimento al saldo e I° acconto) non andranno più versate entro il 16 giugno (o successivi 30 giorni con maggiorazione dello 0,40%), bensì entro il 30 giugno (o successivi 30 giorni con la maggiorazione dello 0,40%). La nuova scadenza riguarda già le imposte e contributi liquidati nella dichiarazione riferita al periodo d’imposta 2016 (quindi ad esempio da Modello Redditi/2017 da presentare quest’anno).
Nulla cambia, invece, in merito al II° o unico acconto che resta al 30/11.
Ricordiamo che la norma consente al contribuente di versare il saldo e I° acconto di giugno, anche a rate (massimo fino a novembre) su cui è dovuto un interesse (sulle rate successive alla prima) in ragione del 4% annuo.
Cambiando il termine di versamento al 30 giugno, l’Agenzia delle Entrate con la Circolare n. 8/E/2017 ha fornito alcune precisazioni stabilendo che per i:
– per i soggetti titolari di partita IVA, la scadenza delle rate saranno il 30 giugno, il 17 luglio, il 21 agosto, il 18 settembre, il 16 ottobre, il 16 novembre; ovvero (con   preventiva maggiorazione dello 0,40% dell’importo da rateizzare) il 31 luglio, il 21 agosto, il 18 settembre, il 16 ottobre, il 16 Novembre;

– per i soggetti NON titolari di partita IVA, la scadenza delle rate saranno, invece, il 30 giugno, il 31 luglio, il 31 agosto, il 2 ottobre, il 31 ottobre, il 30 Novembre;     ovvero (con preventiva maggiorazione dello 0,40% dell’importo da rateizzare) il 31 luglio, il 31 agosto, il 2 ottobre, il 31 ottobre, il 30 Novembre.

Detrazione per canoni di Leasing prima casa: i chiarimenti della circolare 7/E

La Legge di Stabilità 2016 ha introdotto per le persone fisiche la possibilità di acquisire l’immobile da adibire a propria abitazione principale ricorrendo al contratto di leasing. L’agevolazione spetta per quei contratti di finanziamento stipulati nel quinquennio compreso tra il 1° gennaio 2016 e il 31 dicembre 2020 ed opera per tutti i periodi d’imposta interessati dalla durata del contratto di locazione finanziaria (Art. 1, comma 84, Legge n. 208 del 2015 e Guida MEF 2016 – il Leasing Immobiliare Abitativo). Nel contratto deve essere esplicitata l’intenzione dell’utilizzatore, di adibire ad abitazione principale l’immobile messogli a disposizione dal concedente.
La Circolare n°7/E del 4 aprile è andata a riprendere i chiarimenti già forniti in precedenza dall’Amministrazione finanziaria con la Circolare n°27/E 2016 fornendo ulteriori precisazioni.
Requisito anagrafico e reddituale
La detrazione dall’imposta lorda dei corrispettivi periodici (canoni di leasing) e del prezzo finale di acquisto è concessa ai contribuenti che possiedono “un reddito complessivo non superiore a 55.000 euro”. Tale condizione non è richiesta per l’intera durata del contratto di locazione finanziaria e, pertanto, l’agevolazione, può essere fruita anche se nel corso di vigenza del contratto il conduttore risulti titolare di un maggior reddito. Ai fini della verifica reddituale deve essere assunto il reddito complessivo come definito dall’art. 8 del T.U.I.R. In particolare, il requisito reddituale può essere desunto dalla dichiarazione dei redditi relativa all’anno precedente a quello della stipula del contratto o, se non ancora presentata, a quella presentata in tale anno (di stipula del contratto). Nel caso in cui non sussista l’obbligo di presentare la dichiarazione relativa al periodo d’imposta precedente a quello della stipula del contratto, occorre fare riferimento al reddito indicato nella CU, relativa ai periodi sopra indicati, maggiorato dell’eventuale reddito derivante da immobili non soggetti ad IMU.
A chi spetta il beneficio fiscale effettivo
La detrazione in commento è attribuita al soggetto intestatario del contratto di leasing stipulato per l’acquisto o la costruzione dell’immobile che sarà adibito ad abitazione principale. Analogamente a quanto disposto per la detrazione degli interessi passivi, se il contratto di leasing è cointestato, la detrazione è ripartita tra tutti gli aventi diritto. In tal caso rilevano:
1)il reddito complessivo;
2)l’età del singolo contraente.
Come riportato nella Circolare sopra richiamata, ad esempio nel caso di cointestazione (50 per cento e 50 per cento), ciascuno può calcolare la detrazione nella misura del 19% su un ammontare massimo del canone leasing pari a euro 4.000 (per gli under 35) o a euro 2.000 (per gli over 35) nonché il 19%, entro il limite massimo di euro 10.000 (per gli under 35) o euro 5.000 (per gli over 35) al momento del riscatto. Qualora il contratto di leasing sia intestato ad entrambi i coniugi, ciascuno potrà portare in detrazione la quota dei canoni e del prezzo di riscatto corrisposti salvo il caso in cui uno dei coniugi sia fiscalmente a carico dell’altro; in tale ultimo caso, quest’ultimo potrà fruire della detrazione anche per la quota intestata all’altro coniuge, analogamente a quanto previsto per la rata di mutuo.
Altri costi ammessi alla detrazione
La detrazione del 19% di cui all’articolo 15, comma 1, lettere isexies.1) e i.sexies.2), del TUIR, è riconosciuta sui “canoni e i relativi oneri accessori” pattuiti nel contratto di leasing abitativo ed è subordinata all’effettivo pagamento degli stessi da parte dell’utilizzatore, attestato dall’ente concedente. Con riferimento agli oneri accessori si precisa che, analogamente a quanto previsto in caso di mutuo, non sono detraibili gli oneri sostenuti per l’eventuale stipula di contratti di assicurazione sugli immobili. Ugualmente, non sono riconosciuti gli eventuali costi di intermediazione sostenuti dalla parte concedente il finanziamento per l’individuazione ed il reperimento dell’immobile richiesto dalla parte conduttrice, ribaltati sulla stessa. Vi rientrano, invece, i costi di stipula del contratto di leasing.

Pensioni: a luglio arriva la quattordicesima. Vale fino a 665 euro

Luglio sarà il mese della quattordicesima per 3,4 milioni di pensionati. La nuova prestazione previdenziale viene estesa con la legge di Bilancio, anche ai pensionati oltre 64 anni, con redditi tra 1,5 e due volte il trattamento minimo. Gli importi variano da 336 a 655 euro e sono legati all’assegno percepito e agli anni di contributi. La conferma arriva da un messaggio pubblicato sul sito dell’Inps, in cui si ricorda che l’ultima manovra ha incrementato da una parte la misura della somma aggiuntiva e dall’altra ha ampliato la platea dei soggetti percettori, estendendola anche ai  pensionati con più di 64 anni e con un reddito complessivo individuale annuo fino a 13.049,14 euro (due volte il trattamento minimo, circa 1.000 euro al mese). Non conta pertanto il reddito del coniuge né i beni che dovesse avere il pensionato, se non danno reddito. La somma viene corrisposta una volta l’anno.
I pensionati con redditi fino a 9.786,86 euro annui (fino a 1,5 volte il minimo), ovvero circa 752 euro al mese per 13 mensilità, per i quali la somma aggiuntiva era già prevista dal 2007 vedranno aumentare l’importo che sarà pari a 437 euro se si hanno fino a 15 anni di contributi, a 546 euro se si hanno da 15 a 25 anni di contributi e a 655 euro se si hanno oltre 25 anni di contributi. I pensionati che hanno un reddito tra 9.786,87 euro e 13.049,14 euro riceveranno una somma variabile tra 336 euro (se hanno fino a 15 anni di contributi) e 504 euro (con più di 25 anni di contributi. Ai pensionati che hanno tra i 15 e i 25 anni di contributi verranno corrisposti 420 euro. Per i pensionati da lavoro autonomo si considerano tre anni di contributi in più rispetto ai dipendenti.
Il pagamento verrà effettuato d’ufficio per i pensionati di tutte le gestioni unitamente al rateo di pensione di luglio 2017 ovvero di dicembre 2017 per coloro che perfezionano il requisito anagrafico nel secondo semestre dell’anno 2017. Si rammenta che il beneficio sarà erogato in via provvisoria sulla base dei redditi presunti e sarà verificato non appena saranno disponibili le informazioni consuntive dei redditi dell’anno 2016 o, nel caso di prima concessione, dell’anno 2017.

Spese sanitarie: possibilità di detrazione anche per i farmaci acquistati on-line

La Circolare n°7/E (quella relativa al rilascio del Visto di Conformità da parte dei Caf e dei professionisti abilitati), pone particolare attenzione alla detrazione delle spese sanitarie.
Come sappiano, l’art. 15, comma 1, lett. c), del TUIR, ammette la detrazione del 19% delle spese sanitarie per la parte che eccede euro 129,11.
Le spese sanitarie per le quali la detrazione d’imposta spetta nella misura del 19 per cento, limitatamente all’ammontare che eccede complessivamente euro 129,11, sono quelle sostenute per:
1)prestazioni rese da un medico generico (comprese quelle di medicina omeopatica);
2)acquisto di medicinali da banco e/o con ricetta medica (anche omeopatici);
3)prestazioni specialistiche;
4)analisi, indagini radioscopiche, ricerche e applicazioni, terapie;
5)prestazioni chirurgiche;
6)ricoveri per degenze o collegati ad interventi chirurgici;
7)trapianto di organi;
8)cure termali (escluse le spese di viaggio e soggiorno);
9)acquisto o affitto di dispositivi medici/attrezzature sanitarie, comprese le protesi sanitarie;
10)assistenza infermieristica e riabilitativa (es: fisioterapia, kinesiterapia, laserterapia, ecc.);
11)prestazioni rese da personale in possesso della qualifica professionale di addetto all’assistenza di base o di operatore tecnico assistenziale esclusivamente dedicato all’assistenza diretta della persona;
12)prestazioni rese da personale di coordinamento delle attività assistenziali di nucleo;
13)prestazioni rese da personale con la qualifica di educatore professionale;
14)prestazioni rese da personale qualificato addetto ad attività di animazione e/o di terapia occupazionale.
Se le spese sopraelencate sono state sostenute nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale la detrazione compete per l’importo del ticket pagato (circolare 7/E 2017).
Nella circolare n°7/E è stata ribadita l’apertura a nuovi canali di vendita per i farmaci che non richiedono una prescrizione medica; i farmaci che danno diritto alla detrazione devono comunque essere acquistati presso le farmacie, che sono le sole autorizzate alla vendita dei medicinali (Circolare 10.06.2004 n. 24, risposta 3.3).
Fanno eccezione a questa regola i farmaci da banco e quelli da automedicazione non soggetti a prescrizione medica che, a seguito del D.L. n. 223 del 2006, possono essere commercializzati presso i supermercati e tutti gli altri esercizi commerciali.
La detrazione spetta anche per le spese per i farmaci senza obbligo di prescrizione medica acquistati on-line da farmacie e esercizi commerciali autorizzati alla vendita a distanza dalla Regione o dalla Provincia autonoma o da altre autorità competenti, individuate dalla legislazione delle Regioni o delle Province autonome. L’elenco delle farmacie ed esercizi commerciali autorizzati alla vendita on line è consultabile sul sito www.salute.gov.it.

Spese d’istruzione: ampliate le voci di spesa detraibili

Con la Circolare n. 7/E l’Amministrazione Finanziaria ha fornito chiarimenti a tutto campo circa il controllo sulle voci di spesa detraibili e la relativa documentazione da conservare soffermandosi in particolare anche sulle spese di istruzione interessate di recente da una rilevante modifica normativa e seguita da successivi chiarimenti di prassi circa l’individuazione delle singole voci di spesa ammesse al beneficio della detrazione fiscale. La detrazione spetta in relazione alle spese per la frequenza di scuole dell’infanzia (scuole materne); scuole primarie e scuole secondarie di primo grado (scuole elementari e medie); scuole secondarie di secondo grado (scuola superiore); sia statali sia paritarie private e degli enti locali. Come specificato nella Circolare n. 7/E,  il beneficio fiscale spetta anche in caso di iscrizione ai corsi istituiti in base all’ordinamento antecedente il DPR n. 212 del 2005 presso i Conservatori di Musica e gli Istituti musicali pareggiati. I nuovi corsi di formazione istituiti ai sensi del citato DPR n. 212 del 2005 possono, invece, considerarsi equiparabili alle spese sostenute per l’iscrizione ai corsi universitari (rigo E8/E10, codice 13). – Si ricorda che l’ultima Legge di Bilancio 2017 (Legge n. 232/2016) in particolare ha aumentato la detraibilità della spesa sostenute per la frequenza scolastica da € 400 euro a:

  • € 564 per il 2016;
  • € 717 per il 2017;
  • € 786 per il 2018;
  • € 800 dal 2019 l’importo massimo – per alunno o studente – per il quale appunto è possibile usufruire della detrazione IRPEF del 19%, relativamente alle spese sostenute per la frequenza di scuole dell’infanzia, scuole del primo ciclo di istruzione e scuole secondarie di secondo grado del sistema nazionale di istruzione.

Spese detraibili

Sono detraibili le spese relative alla tassa d’iscrizione, di frequenza, ai contributi volontari ed erogazioni liberali non compresi nella lettera i-octies) dell’art 15 del T.U.I.R , alla mensa scolastica ai servizi scolastici integrativi quali l’assistenza al pasto e il pre e post scuola (Risoluzione 4.08.2016, n. 68). Per tali spese la detrazione spetta anche quando il servizio è reso per il tramite del Comune o di altri soggetti terzi rispetto alla scuola e anche se non è stato deliberato dagli organi di istituto, essendo tale servizio istituzionalmente previsto dall’ordinamento scolastico per tutti gli alunni delle scuole dell’infanzia e delle scuole primarie e secondarie di primo grado (Circolare 06.05.2016 n. 18/E risposta 2.1).
L’Agenzia delle Entrate ammette al beneficio fiscale anche le spese relative a gite scolastiche, per l’assicurazione della scuola e ogni altro contributo scolastico finalizzato all’ampliamento dell’offerta formativa deliberato dagli organi d’istituto (corsi di lingua, teatro, ecc., svolti anche al di fuori dell’orario scolastico e senza obbligo di frequenza). Se le spese sono pagate alla scuola, i soggetti che prestano l’assistenza fiscale non devono richiedere al contribuente la copia della delibera scolastica che ha disposto tali versamenti. La delibera va richiesta, invece, nel caso in cui la spesa per il servizio scolastico integrativo non sia sostenuta per il tramite della scuola, ma sia pagata a soggetti terzi (ad es: all’agenzia di viaggio).
La detrazione non spetta per le spese relative a:

  • l’acquisto di materiale di cancelleria e di testi scolastici per la scuola secondaria di primo e secondo grado (Circolare 02.03.2016 n. 3/E, risposta 1.15);
  • il servizio di trasporto scolastico, in quanto si tratta di un servizio alternativo al trasporto pubblico per il quale non è attualmente prevista alcuna agevolazione (Risoluzione 04.08.2016 n. 68/E).

La detrazione non è cumulabile con quella prevista dall’art. 15, comma 1, lett. i-octies) del TUIR per le erogazioni liberali a favore degli istituti scolastici. Tale incumulabilità va riferita al singolo alunno.