Assegni familiari anche per le unioni civili

L’ANF (assegno al nucleo familiare) è una prestazione a sostegno del reddito destinata alle famiglie dei lavoratori dipendenti e dei pensionati da lavoro dipendente, i cui nuclei familiari siano composti da più persone e che abbiano redditi inferiori a quelli determinati ogni anno dal Legislatore e consultabili sul sito dell’INPS.
L’assegno spetta per nucleo familiare che può essere composto da:
1)il richiedente lavoratore o il titolare della pensione;
2)il coniuge che non sia legalmente ed effettivamente separato, anche se non convivente, o che non abbia abbandonato la famiglia (gli stranieri poligami nel loro paese possono includere nel proprio nucleo familiare solo una moglie);
3)i figli ed equiparati di età inferiore a 18 anni, conviventi o meno;
4)i figli ed equiparati maggiorenni inabili, purché non coniugati, previa autorizzazione (sono considerati inabili i soggetti che, per difetto fisico o mentale, si trovano nell’assoluta e permanente impossibilità di dedicarsi a proficuo lavoro);
5)i figli ed equiparati, studenti o apprendisti, di età superiore ai 18 anni compiuti ed inferiore ai 21 anni compiuti, purché facenti parte di “nuclei numerosi”, cioè nuclei familiari con almeno 4 figli tutti di età inferiore ai 26 anni, previa autorizzazione;
6)i fratelli, le sorelle del richiedente e i nipoti (collaterali o in linea retta non a carico dell’ascendente), minori o maggiorenni inabili, solo nel caso in cui essi sono orfani di entrambi i genitori, non abbiano conseguito il diritto alla pensione ai superstiti e non siano coniugati, previa autorizzazione.
7)i nipoti in linea retta di età inferiore a 18 anni, viventi a carico dell’ascendente, previa autorizzazione.
Importante novità riguarda le unioni civili, in quanto alla luce della Legge Cirinnà (Legge n. 76/2016), una dei quesiti più ricorrenti è se l’assegno possa essere richiesto anche nel caso di una coppia dello stesso sesso, che si è unita in matrimonio civile, in base alle regole fissate dalla citata Legge.
È il caso, ad esempio, di due persone dello stesso sesso sposatesi, in cui uno dei due è lavoratore dipendente e vuole chiedere l’assegno per il coniuge. A chiarire eventuali dubbi interpretativi in materia è intervenuta proprio l’INPS, che con il messaggio n. 5171 del 21 dicembre 2016, ha equiparato, in materia di diritto alle prestazioni previdenziali e pensionistiche, i coniugi dello stesso sesso a quelli eterosessuali.