Credito d’imposta videosorveglianza. Il bonus per chi non ha presentato l’istanza

Per i contribuenti che non hanno rispettato il termine di invio del 20 marzo per le istanze di richiesta del credito di imposta videosorveglianza, non è ancora tutto perduto. Uno spiraglio è rappresentato dalla detrazione per interventi di ristrutturazione, recentemente prorogata dall’ultima Manovra di Bilancio, nella versione del 50% su un importo massimo di 96.000.  Ricordiamo che rientrano tra gli interventi di ristrutturazione, anche quelli relativi all’adozione di misure finalizzate a prevenire il rischio del compimento di atti illeciti da parte di terzi; si intendono come tali quelli penalmente illeciti (per esempio, furto, aggressione, sequestro di persona e ogni altro reato la cui realizzazione comporti la lesione di diritti giuridicamente protetti).
Il beneficio fiscale è applicabile unicamente alle spese sostenute per realizzare interventi sugli immobili residenziali.
A titolo esemplificativo, rientrano tra queste misure, ad esempio le casseforti a muro, l’apposizione di grate sulle finestre, i vetri antisfondamento, ed una serie di altri interventi, consultabili nella specifica guida pubblicata sulsito dell’agenzia delle Entrate.
Tuttavia, non rientra nell’agevolazione, per esempio, il contratto stipulato con un istituto di vigilanza.
Proprio su questo punto però si potrebbe innescare un discorso di convenienza circa i maggiori benefici legati al credito di imposta videosorveglianza rispetto al bonus lavori visto che il primo agevola anche i contratti stipulati con istituti di vigilanza cosa non di poco conto considerando le tariffe normalmente da versare; inoltre con il provvedimento del 30 marzo l’Agenzia delle Entrate proprio con riferimento al credito di imposta, ha stabilito che l’ agevolazione per l’installazione di sistemi di videosorveglianza digitale o di sistemi di allarme è pari al 100% dell’importo richiesto, risultante dalle istanze validamente presentate fino al 20 marzo 2017.
Tale percentuale di agevolazione è stata definita sulla base del rapporto tra l’ammontare delle risorse stanziate e quello del credito d’imposta complessivamente richiesto dal totale dei contribuenti;
La detrazione opera invece in misura pari al 50% della spesa sostenuta ricordando inoltre che la detrazione in eccedenza rispetto all’Irpef effettivamente da versare non può essere portata a credito l’anno successivo, mentre invece l’eventuale ammontare del credito d’imposta non utilizzato potrà essere fruito nei periodi di imposta successivi, senza alcun limite temporale.