Spese d’istruzione: ampliate le voci di spesa detraibili

Con la Circolare n. 7/E l’Amministrazione Finanziaria ha fornito chiarimenti a tutto campo circa il controllo sulle voci di spesa detraibili e la relativa documentazione da conservare soffermandosi in particolare anche sulle spese di istruzione interessate di recente da una rilevante modifica normativa e seguita da successivi chiarimenti di prassi circa l’individuazione delle singole voci di spesa ammesse al beneficio della detrazione fiscale. La detrazione spetta in relazione alle spese per la frequenza di scuole dell’infanzia (scuole materne); scuole primarie e scuole secondarie di primo grado (scuole elementari e medie); scuole secondarie di secondo grado (scuola superiore); sia statali sia paritarie private e degli enti locali. Come specificato nella Circolare n. 7/E,  il beneficio fiscale spetta anche in caso di iscrizione ai corsi istituiti in base all’ordinamento antecedente il DPR n. 212 del 2005 presso i Conservatori di Musica e gli Istituti musicali pareggiati. I nuovi corsi di formazione istituiti ai sensi del citato DPR n. 212 del 2005 possono, invece, considerarsi equiparabili alle spese sostenute per l’iscrizione ai corsi universitari (rigo E8/E10, codice 13). – Si ricorda che l’ultima Legge di Bilancio 2017 (Legge n. 232/2016) in particolare ha aumentato la detraibilità della spesa sostenute per la frequenza scolastica da € 400 euro a:

  • € 564 per il 2016;
  • € 717 per il 2017;
  • € 786 per il 2018;
  • € 800 dal 2019 l’importo massimo – per alunno o studente – per il quale appunto è possibile usufruire della detrazione IRPEF del 19%, relativamente alle spese sostenute per la frequenza di scuole dell’infanzia, scuole del primo ciclo di istruzione e scuole secondarie di secondo grado del sistema nazionale di istruzione.

Spese detraibili

Sono detraibili le spese relative alla tassa d’iscrizione, di frequenza, ai contributi volontari ed erogazioni liberali non compresi nella lettera i-octies) dell’art 15 del T.U.I.R , alla mensa scolastica ai servizi scolastici integrativi quali l’assistenza al pasto e il pre e post scuola (Risoluzione 4.08.2016, n. 68). Per tali spese la detrazione spetta anche quando il servizio è reso per il tramite del Comune o di altri soggetti terzi rispetto alla scuola e anche se non è stato deliberato dagli organi di istituto, essendo tale servizio istituzionalmente previsto dall’ordinamento scolastico per tutti gli alunni delle scuole dell’infanzia e delle scuole primarie e secondarie di primo grado (Circolare 06.05.2016 n. 18/E risposta 2.1).
L’Agenzia delle Entrate ammette al beneficio fiscale anche le spese relative a gite scolastiche, per l’assicurazione della scuola e ogni altro contributo scolastico finalizzato all’ampliamento dell’offerta formativa deliberato dagli organi d’istituto (corsi di lingua, teatro, ecc., svolti anche al di fuori dell’orario scolastico e senza obbligo di frequenza). Se le spese sono pagate alla scuola, i soggetti che prestano l’assistenza fiscale non devono richiedere al contribuente la copia della delibera scolastica che ha disposto tali versamenti. La delibera va richiesta, invece, nel caso in cui la spesa per il servizio scolastico integrativo non sia sostenuta per il tramite della scuola, ma sia pagata a soggetti terzi (ad es: all’agenzia di viaggio).
La detrazione non spetta per le spese relative a:

  • l’acquisto di materiale di cancelleria e di testi scolastici per la scuola secondaria di primo e secondo grado (Circolare 02.03.2016 n. 3/E, risposta 1.15);
  • il servizio di trasporto scolastico, in quanto si tratta di un servizio alternativo al trasporto pubblico per il quale non è attualmente prevista alcuna agevolazione (Risoluzione 04.08.2016 n. 68/E).

La detrazione non è cumulabile con quella prevista dall’art. 15, comma 1, lett. i-octies) del TUIR per le erogazioni liberali a favore degli istituti scolastici. Tale incumulabilità va riferita al singolo alunno.